L O A D I N G

ODE PER IL CITTADINO COMUNE *
di Angelika Nelson Stern

Chi sei tu, Franz?

Un saltimbanco al seguito del circo Krone innamorato della bella trapezista che, con lei fugge per coronare un comune sogno d’amore?

O un contadino prussiano, analfabeta, che viaggiò in terza classe sul piroscafo che lo avrebbe portato in America, Baltimora, via New York, dove non avrebbe più sentito per la vita l’odore di sterco vaccino della sua terra?

Forse un alto dirigente della Siemens che la sera, nella quiete del suo focolare, medita le sacre scritture e si turba nuovamente sulla parabola del figliol prodigo.

Magari uno studente di filosofia, che tra una Paulaner ed un brezel, alla caffetteria dell’ Haus der Kunst di Monaco, racconterà ai suoi amici del suo recente viaggio in Italia.

O sei un pittore depresso che dalla finestra della sua camera a Schwabing sta per dare un dispiacere alla sua padrona di casa? (- Sempre puntuale con l’affitto!-)

Sei stato un soldato che ha sparso il suo seme lungo il cammino, marciando tra la Boemia ed il Palatinato durante la guerra degli Imperi Centrali; hai tolto vita e vita hai dato, ma di te non c’è memoria nel grande campo della Storia.

Chi sei tu, Franz?

Forse il fantasma che popola le notti insonni della vecchia Brigitte, così tanto somigliante a quel ragazzo che le offrì un fiore all’uscita del Cafè Paris di Amburgo e che mai più rivide. ( – Oh, padre! Perché non ti sei attardato alla cassa col padrone, come avevi sempre fatto? -)

O un friggitore di Francoforte (prezzo onesto per un dignitoso pasto) che tra pochi anni morirà, certo che per le sue mani sia passato tutto il baccalà di questo mondo.

Sei una nuvola barocca che, a distanza di altre, sorvola la Bassa Sassonia, proveniente dal plumbeo mare a Nord, destinata ad infrangersi sui bastioni delle Alpi austriache, dando vita a sterminate praterie di finferli?
Oh, cosa hai visto da lassù!

Oppure un elfo, che dal bosco accanto faceva visita al piccolo Karl, il cui padre dice sempre che non bisogna credere alle favole.

Sei una boccata di fumo, aspirata con voluttà e rilasciata con studiata naturalezza, da un annoiato spettatore del Kolibri, al Mitte, dopo aver sorseggiato del vino; forse sei lo stesso sorso di vino?
O un affluente dell’Isar, sempre generoso di limpide acque, sul cui greto brave donne bavaresi dai prosperosi seni hanno lavato, stanche, gli ultimi panni del giorno.

O quel grigio armiere dell’esercito, a Coblenza, con ottica di precisione innestata nel cervello e calcoli balistici trapiantati nel braccio, che si perde nel fascino ammaliante di un pugnale keris.

Chi sei tu, Franz?

* Traduzione di Fabio Mastrogabelli